GILDRA
Aula vuota.

L’aula è stretta come una classe piccola. Sette sedie verso il muro. La lavagna sta sul lato corto. Sul tavolo di lato le fotocopie della settimana, tre vassoi: martedì, giovedì, sabato.

La finestra guarda verso il Po. La tenda resta abbassata. Il campanello è sul pianerottolo, sopra c’è scritto Gildra. L’ascensore è stretto, ci stanno in due.

La cucina è una nicchia accanto all’aula. Il tè sta lì. Il bicchiere non arriva sulla sedia. L’acqua è sul pianerottolo. I telefoni vanno a faccia in giù nella ciotola vicino alla porta.

Sedie vuote. Angolo d’attesa.

Il riscaldamento è a termosifone. D’estate un ventilatore vicino alla finestra, basso. La parete è bianco rotto. Non si appende un logo. C’è un calendario, senza ore scritte; le ore stanno in queste pagine.

L’aula ha preso lo stesso numero civico nel 2017. Prima c’era una scuola di musica; le sedie non sono state sostituite, solo girate. L’ottava sedia non entra.

Si pulisce dopo la seduta. Lavagna cancellata, vassoi nel cassetto. I quaderni restano a casa. Le chiavi sono due: Luca ed Elisa. Non esiste una terza copia.