GILDRA
Fogli e gesso sul banco.

La seduta comincia quando si apre la porta, non al campanello. Il cappotto sta sull’attaccapanni del pianerottolo. Il telefono nella ciotola. Il quaderno va all’angolo destro della sedia, copertina chiusa, finché non si dice la prima colonna.

Il primo gesto è guardare. La serie sul foglio sta ferma. Nessuno parla. Luca aspetta circa un minuto. Poi si dice il nome della prima colonna. Se il nome è un’etichetta, diventa una descrizione. Il lessico resta italiano.

Il secondo gesto è scrivere. Tre righe. Chi, che cosa, quale intervallo. La quarta riga va a lato. Basta la matita. La nota a margine resta per il sabato.

Il terzo gesto è aspettare. Pausa. Cinque minuti. Pianerottolo, acqua, nicchia. Tornati in aula, lo stesso foglio. Non c’è una pagina nuova. Alla fine la lavagna si cancella, il foglio torna nel vassoio.

Guardare

Un minuto fermo. Il foglio sta.

Nominare

La colonna si dice in italiano.

Scrivere

Tre righe. Nessun esito.

La seduta non è uno spettacolo. A una domanda si risponde, la risposta non prende forma di consiglio. Se qualcuno chiede «che si fa», Elisa dice «stanno tre righe».

Non c’è un registratore. Non si fotografa. Cancellare la lavagna fa parte della seduta. Dal 2017 quest’ordine non è stato rotto.