GILDRA
Pagina di agenda.

L’orario non è una griglia di prenotazione. È un foglio con tre ore. La porta si apre a quel minuto. Chi arriva alle 17:30 aspetta sul pianerottolo; il campanello non suona una seconda volta. Il sabato alle 11:20 le scale possono essere piene, l’aula no.

Il martedì sera il rumore di Via Po è vicino. La tenda resta abbassata. Il giovedì inizia un po’ più tardi, perché Luca quel giorno non sta alla lavagna e Elisa non comincia prima di aver girato i quaderni.

Il sabato la luce del mattino basta. La lavagna è spesso vuota. Le tre righe si leggono dal foglio. La pausa c’è, breve.

MARTEDÌ

17:40–18:55

Nominare. Lavagna aperta. Pausa verso le 18:15.

GIOVEDÌ

19:10–20:25

Seguire. La stessa fotocopia. Pausa verso le 19:45.

SABATO

11:30–12:45

Rileggere. Mattina. Pausa verso le 12:00.

Se una festa cade su quel giorno, la seduta cade. Non slitta. Non esiste una pausa d’agosto: anche ad agosto restano tre porte.

Le ore non sono una promessa. Sono l’ordine tenuto in quest’aula. Non si scrive l’ora di un’altra città. Il prodotto si chiama Gildra; l’orario non ha un nome, è questa pagina.