MARTEDÌ
17:40
Nome. Lavagna. Venti minuti di lettura, poi si scrive.
Il programma non è un libro di corso. Sono tre ore di porta. Martedì 17:40, giovedì 19:10, sabato 11:30. La porta si apre a quei minuti; chi arriva prima aspetta sul pianerottolo. Chi arriva dopo si siede sulla riga di quell’istante. Non si riavvolge.
Il martedì Luca Ferrero apre la lavagna. Si dice la prima colonna del foglio. Se la colonna sta come un pulsante, diventa una descrizione. Non c’è uno slogan. Il prodotto si chiama Gildra, la colonna ha un altro nome; i due non si mescolano.
Il giovedì la stessa fotocopia è sul banco. Non se ne stampa una nuova. Elisa Conti gira i quaderni e guarda se le tre righe ci sono. Una quarta riga, se c’è, va a lato e aspetta il sabato. La pausa è di nuovo cinque minuti.
Il sabato mattina l’aula è più chiara. La lavagna è spesso vuota. Le tre righe si leggono a voce. Elisa indica la lingua: soggetto, misura, tempo. Non indica un esito. Alla fine il registro torna nel cassetto.
MARTEDÌ
Nome. Lavagna. Venti minuti di lettura, poi si scrive.
GIOVEDÌ
Intervallo. La stessa pagina. Luca non sta alla lavagna.
SABATO
Tre righe. Mattina. Nessun documento.
Se una festa civile cade su quel giorno, la seduta non si fa e non slitta alla settimana dopo. Non c’è recupero. Questa regola sta su un foglio nel cassetto dal 2017.
Il programma non è un elenco in vendita. Sono le ore tenute in quest’aula. Non c’è una seconda stanza, una quarta ora di sera.